Introduzione Prestazioni

La chirurgia vascolare è una branca specialistica che si occupa del trattamento chirurgico della patologie che colpiscono le arterie e le vene.

Le patologie delle arterie

Le arterie, i condotti attraverso i quali vengono alimentati tutti gli organi e apparati, spesso si ammalano a causa dell’arteriosclerosi che ne provoca gravi incrostazioni/obliterazioni con successiva sofferenza ischemica dei tessuti.

Tra i distretti maggiormente colpiti le carotidi, arterie che portano sangue al cervello. La presenza di placche arteriosclerotiche a questo livello può causare ictus cerebrale con conseguenti gravissime invalidità e, nei casi più gravi, la morte.

La chirurgia vascolare consente di prevenire l’ischemia cerebrale mediante interventi di rivascolarizzazione carotidea e di pulizia delle carotidi dalle stenosi arteriosclerotiche. E’ evidente il ruolo fondamentale della prevenzione e soprattutto la diagnosi precoce.

L’ecodoppler carotideo è un esame semplice e poco invasivo che consente di identificare le stenosi carotidee e di monitorarle nel tempo,  procrastinando il più possibile l’eventuale intervento chirurgico.

L’arteriosclerosi può colpire anche gli arti inferiori generando l’occlusione progressiva delle arterie che portano sangue alle gambe.

Nell’evoluzione di questa patologia l’apporto di sangue alla periferia si riduce fino a non essere più sufficiente al normale funzionamento dei muscoli.  Classicamente questa patologia esordisce con un dolore crampiforme ai polpacci dopo un certo intervallo di marcia (claudicatio intermittens),  segno che il muscolo comincia a soffrire perché l’apporto di sangue ossigenato non riesce più a far fronte alla richiesta dettata dall’esercizio fisico.  In genere dopo qualche minuto di riposo il dolore si risolve, ma ricompare esattamente dopo un identico intervallo di cammino.

La diagnosi avviene proprio allo stadio della claudicatio,  sintomo che porta il paziente dallo specialista, anche se la patologia è spesso già presente da diversi anni.  Infatti nelle fasi iniziali essa è del tutto asintomatica per la presenza di circoli collaterali che possono supplire all’arteria obliterata. Tuttavia, se non curata, può evolvere determinando una deambulazione sempre più limitata dal dolore che in fasi avanzate può comparire anche a riposo e in ultima istanza alla necrosi delle dita (gangrena). Anche in questo caso la prevenzione è il fattore più importante per scongiurare gli interventi di riapertura (angioplastica, stenting) o ricostruzione arteriosa (bypass, endoarteriectomie): la valutazione clinica da parte dello specialista consente, mediante la palpazione dei polsi periferici, di attestare l’integrità dell’albero arterioso degli arti inferiori.  L’ecodoppler risulta anche in questo caso utilissimo nella valutazione periodica dello stato delle arterie periferiche.

Anche l’aorta (l’arteria di maggior calibro del nostro organismo, che decorre dal torace all’addome) può essere colpita da diverse patologie, che in questi distretti assumono più frequentemente carattere dilatativo piuttosto che obliterativo.  In altre parole, l’aorta può andare incontro nel tempo a pericolose dilatazioni (aneurismi) che se non monitorati periodicamente  e, qualora vi sia indicazione, trattati, possono evolvere verso rottura con conseguenze spesso drammatiche.

La valutazione specialistica consente l’identificazione precoce di questa patologia silente e subdola, di seguirla nel tempo mediante l’ausilio dell’ecodoppler onde riscontrare il più precocemente possibile eventuali incrementi, anche minimi, di diametro.

Le patologie delle vene

Le vene sono i condotti che riportano il sangue povero di ossigeno dalla periferia verso il cuore e quindi verso i polmoni per ossigenarsi nuovamente.  A differenza delle arterie sono condotti a bassa pressione e in buona parte superficiali.  La patologia che frequentemente colpisce le vene è l’insufficienza venosa cronica di cui dopo i quarant’anni soffre una donna su tre. Questa patologia è l’espressione di un susseguirsi di eventi che portano al progressivo calo del tono della parete venosa, fino allo sfiancamento delle valvole che consentono la normale risalita del sangue. Ciò favorisce il ristagno nelle parti più declivi delle gambe e la successiva comparsa di sintomi come il gonfiore e il senso di pesantezza e di segni quali le teleangectasie e le vene varicose.

Oltre al danno estetico causato dalla comparsa di capillari e varici, l’insufficienza venosa cronica può dare dolore e fastidio, ma il vero pericolo è rappresentato dalle flebiti, dalla trombosi venosa profonda e dalle ulcere varicose. Si tratta di un processo cronico, senz’altro indotto da una componente ereditaria e favorito da una serie di condizioni quali la sedentarietà, il sovrappeso, la gravidanza e il tipo di lavoro (prolungata stazione eretta specie in ambienti caldi).

Intervenendo precocemente sui fattori di rischio si può rallentare il processo e prevenirne le complicanze.

Come prevenire l’insufficienza venosa cronica?
Nelle fasi iniziali l’obiettivo è il miglioramento della circolazione e l’eliminazione dei fastidi come il gonfiore, il senso di peso o i crampi notturni. L’utilizzo di calze elastiche a compressione graduata favorisce lo scarico venoso e rallenta l’incontinenza valvolare, così come l’attività fisica quotidiana, la perdita di peso, l’abolizione del fumo e un’alimentazione sana.  In aggiunta all’utilizzo delle calze elastiche possono essere presi in considerazione i farmaci flebotonici, spesso di origine naturale, che in genere vengono assunti ciclicamente soprattutto all’inizio della stagione calda.

Alla comparsa di vene varicose conclamate non resta che l’intervento.

Quali sono gli interventi consigliati?
In linea generale è da preferire un intervento precoce, che è meno invasivo. Sono esperibili  diverse tipologie di intervento: dall’iniezione di sostanze sclerosanti che inducono una fibrosi chimica della vena dilatata (scleroterapia), all’utilizzo di sistemi laser o a radiofrequenza, fino alla classica varicectomia chirurgica.  Si tratta in genere di interventi eseguibili ambulatorialmente o in day-hospital,  con rapido recupero. Ciascuna metodica può essere adeguata se applicata correttamente al caso specifico; resta il fatto che se non si interviene a monte, all’origine dell’incontinenza venosa, risulta del tutto inutile  il trattamento ripetuto delle varicosità periferiche.

La comparsa dei segni e dei sintomi, soprattutto se accompagnati da familiarità per l’insufficienza venosa cronica sono un buon motivo per rivolgersi allo Specialista con l’unico obiettivo di instaurare un adeguato regime preventivo o di pianificare l’intervento con il timing e le modalità più appropriate.

Quando si deve ricorrere  al medico?
La comparsa dei segni e dei sintomi, soprattutto se accompagnati da familiarità per l’insufficienza venosa cronica, sono un buon motivo per rivolgersi allo specialista. Lo scopo è quello di instaurare un adeguato regime preventivo o di pianificare un eventuale intervento con il timing e le modalità più appropriate.

 

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