CHIRURGIA RICOSTRUTTIVA DELLA MAMMELLA

La chirurgia ricostruttiva della mammella si propone di ottenere una neo-mammella simile alla controlaterale sia per forma sia per volume e rappresenta la possibile tappa conclusiva dell’iter terapeutico del carcinoma mammario e conseguente mastectomia (asportazione della mammella).

La ricostruzione mammaria si fonda sulla soluzione di quattro distinti problemi:

  • ripristino dei tessuti cutanei e sottocutanei toracici
  • creazione del rilievo mammario
  • ricostruzione del complesso areola-capezzolo
  • simmetrizzazione della mammella controlaterale

Il tipo di ricostruzione dipende dalla qualità e dalla quantità dei tessuti residui:

  • disposizione delle cicatrici
  • spessore del tessuto sottocutaneo
  • elasticità della cute
  • presenza del piano muscolare sottostante.

PROCEDURE ALTERNATIVE

RICOSTRUZIONE MAMMARIA IMMEDIATA

La mammella viene ricostruita contestualmente all’intervento di asportazione del tumore mediante inserimento di una protesi al di sotto del muscolo gran pettorale (parte superiore della protesi) e, se possibile, anche sotto i muscoli serrato e retto dell’addome (parte inferiore della protesi).

RICOSTRUZIONE MAMMARIA DIFFERITA

La ricostruzione si realizza in tempi successivi:
  • inserimento dell’espansore mammario: contestualmente all’intervento di asportazione del tumore si procede all’impianto di un espansore mammario (protesi temporanea) in sede retromuscolare. Nel corso dei mesi successivi al suo impianto, l’espansore viene progressivamente riempito consentendo un aumento volumetrico della mammella ricostruenda.
  • sostituzione dell’espansore con protesi definitiva: circa sei mesi dopo il suo impianto, l’espansore viene sostituito con la protesi definitiva.

COMPLICAZIONI POST-OPERATORIE

  • Dislocazione dell’espansore o della protesi
  • Retrazione della capsula periprotesica: causata da una reazione eccessiva dei tessuti alla presenza della protesi comporta l’ispessimento e la contrazione della membrana connettivale creata dall’organismo attorno alla protesi. Può verificarsi, con rara frequenza, di norma 2-6 mesi dopo l’intervento, a volte anche a distanza di anni.  L’utilizzo di protesi “testurizzate” (dotate di superficie ruvida) riduce il rischio di retrazione della capsula al 5% dei casi. La percentuale di rischio è ulteriormente ridotta dal posizionamento della protesi sotto il muscolo pettorale. Qualora la retrazione della capsula peri-protesica sia di grado marcato, può essere opportuno eseguire un intervento correttivo consistente nella sua incisione o asportazione.

RISULTATI

Fondamentali per l’ottenimento di un risultato esteticamente accettabile sono l’appropriata scelta, per forma e volume,  dell’espansore e della protesi definitiva e l’adeguamento della mammella controlaterale.

Per quanto riguarda il volume, non esistono regole codificate per la scelta di espansore e protesi:  l’esperienza del chirurgo e la sua capacità di prevedere il volume finale della neomammella e della mammella controlaterale a seguito dell’intervento riduttivo di adeguamento giocano un ruolo fondamentale in tal senso.

Relativamente alla forma degli impianti da circa una decina d’anni si ricorre all’utilizzo di protesi di profilo anatomico (a goccia) che consentono di ottenere una neomammella di forma più naturale. Tali protesi presentano infatti un polo superiore pianeggiante e un polo inferiore convesso.

Aspetto fondamentale, ai fini del risultato è il corretto posizionamento dell’espansore, soprattutto con riferimento al futuro neo-solco sottomammario. Al fine di contrastare la tendenza alla risalita della protesi, con conseguente alto posizionamento del solco sottomammario, l’espansore deve essere posizionato più in basso rispetto alla base d’impianto della mammella demolita.

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