PROTESI MAMMARIE

REPORT DEL SESTO WORKSHOP INTERNAZIONALE DI CHIRURGIA MAMMARIA

L’utilizzo del grasso autologo per migliorare la forma delle mammelle

La scelta delle protesi mammarie

Il 3 e 4 maggio 2019 si è tenuto a Roma, presso la sede del Ministero della Sanità, il 6° Workshop Internazionale di chirurgia della mammella, cui hanno partecipato i più eminenti chirurghi plastici specializzati nel settore.

Le tematiche trattate hanno riguardato sia il versante ricostruttivo (ricostruzione mammaria dopo demolizione per tumore della mammella) sia quello estetico.

Il Prof Siliprandi ha presentato la sua esperienza nell’utilizzo del trasferimento del tessuto adiposo autologo (“lipofilling” – utilizzo del grasso prelevato dallo stesso soggetto) per la correzione delle deformità mammarie congenite e degli esiti di interventi di ricostruzione in campo oncologico e di mastoplastiche additive estetiche.

La principale novità in campo estetico riguarda il dibattito scientifico sulle protesi mammarie. E’ ormai noto che il 2.4.2019 il Ministero della salute francese ha vietato l’utilizzo delle protesi mammarie “macrotersturizzate”, cioè delle protesi a superficie ruvida, in quanto sospettate di favorire la formazione di un raro tumore (Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule) che origina dalla capsula periprotesica, cioè dai tessuti circostanti la protesi impiantata. Tale neoplasia, curabile con l’espianto della protesi e del tumore, insorge in un caso ogni 30.000 pazienti e sembra possa verificarsi solo dopo impianto di protesi mammarie macrotesturizzate e poliuretaniche.

In tutto il resto del mondo rimane utilizzabile ogni tipo di protesi mammaria. Rimane aperto il dibattito scientifico rivolto a stabilire quale possa essere il tipo di protesi mammaria da preferire. Ma la strada da percorrere per giungere a tale definizione è ancora molto lunga, nonostante gli studi scientifici consentano di disporre di un numero sempre maggiore di dati. Ogni protesi, secondo le caratteristiche della sua superficie – liscia, “microtesturizzata” (minimamente ruvida), “macrotesturizzata” (molto ruvida), ricoperta da schiuma poliuretanica – presenta vantaggi e svantaggi sulla base di una diversa interazione con i tessuti del corpo nel quale viene introdotta. Ciò rende complicata sia l’informazione da somministrare alla pazienti candidate all’intervento di mastoplastica additiva, sia la scelta della protesi. Per tentare di chiarire la problematica in oggetto, riportiamo schematicamente nella seguente tabella i vantaggi e gli svantaggi di ciascun tipo di protesi sulla base delle caratteristiche della sua superficie.

PROTESI LISCE PROTESI MICROTESTURIZZATE PROTESI MACROTESTURIZZATE PROTESI POLIURETANICHE
ROTAZIONE PROTESICA ALTO ALTO BASSO NULLO
RETRAZIONE CAPSULARE MEDIO MEDIO MEDIO/BASSO NULLO
FORMAZIONE DI SIEROMA BASSO BASSO MEDIO NULLO
RISCHIO DI ALCL NULLO NULLO BASSO BASSO

Una sintetica spiegazione delle complicazioni citate nella prima colonna:

  • Rotazione: la protesi non si “fissa” ai tessuti circostanti e ruota su se stessa. Se la protesi è a forma di goccia, cioè “anatomica” provoca una deformità della mammella” Se è invece di forma rotonda, la sua rotazione non porta modificazioni visibili.
  • Retrazione della capsula periprotesica. L’organismo reagisce all’impianto della protesi formando attorno ad essa una capsula di tessuto fibroso, di norma sottile e impalpabile. In particolari condizioni, favorite da minime infezioni locali o da versamenti di sangue, la capsula può aumentare il suo spessore e provocare dolore e modificazione della forma e/o della posizione della protesi.
  • Sieroma – si tratta della formazione di liquido attorno alla protesi in variabile quantità. Talora dovuto alla frizione provocata dalla superficie delle protesi macrotesturizzate sulla capsula periprotersica.
  • ALCL – Linfoma Anaplastico a grandi cellule. Si tratta di un tumore che origina dalla capsula periprotesica e che nella maggior parte dei casi si manifesta con la formazione di un sieroma e quindi con l’aumento delle dimensioni della mammella.

 

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